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LadyGodiva

Passaggio da uno sconosciuto

10:11, 22 September 2020 .. 0 comments .. Link
Quella passeggiata lungo la statale a Jessica stava iniziando a risultare piuttosto stancante. Uscita dal concerto tenutosi al pub Luxury, Jess era nervosa. La sua amica aveva fatto la conoscenza di un motociclista, abbandonandola nel bel mezzo dello spettacolo. Una volta finito era andata a cercarla trovandola nel retro del pub inginocchiata a terra intenta a fare un pompino ad un motociclista. Annabel si era sempre vantata di come con la sua bocca riuscisse a succhiar bene quegli enormi cazzi che sempre di più andava cercando volutamente. Infatti adesso era li, a fare avanti e indietro con la testa, mentre con una mano accarezzava il membro di lui. L’uomo, con i jeans al ginocchio, le teneva la testa strattonandola per i capelli, accompagnando il movimento di lei e proprio sul più bello, quando stava per sborrare, costrinse Annabel a tenere il suo cazzo in bocca mentre le gridava di ingoiare. “Ingoia puttana, ingoialo tutto da brava bambina” continuava a dirle lui mentre dagli occhi di Annabel rivoli di lacrime le bagnarono le guance. Jess che nel frattempo era rimasta lì a guardare, inizialmente era spaventata, convinta di dover aiutare la sua amica, ma quando questa si staccó dal membro di lui, notó che sorrideva. Ad Annabel piaceva quella violenza, l’essere trattata in quel modo, quelle erano lacrime di eccitazione. Jess, non sopportando che l’amica si comportasse in quel modo, decise allora di andarsene e proprio mentre stava per girarsi, Annabel si accorse di lei. La sua migliore amica, che sapeva quanto Jess fosse pudica rispetto a lei, trovava sempre un modo per metterla in imbarazzo, così dopo aver terminato il pompino, senza nemmeno prendersi la briga di pulirsi in viso, si alzó la gonna mettendosi a novanta sulla moto. Da dove era Jess potè vedere tutto. La sua amica si spalancó le chiappe con le mani affondando le unghie nella sua stessa carne. Dopo un po’ si giró verso l’uomo che si stava ancora riprendendo dall’ultima sborrata: “che fai lì imbambolato? Ficcamelo dentro”. Lui non se lo fece ripetere due volte. Sputó sulla sua mano appiccicando la sua saliva sul buco del culo di lei con uno schiaffo fortissimo. A quel contatto Annabel si eccitó, emise un gridolino ma a quel punto Jess non tolleró più quella vista e se ne andó. Abbandonando il pub sentiva i grugniti di lui e gli stridolini di lei farsi sempre più lievi. Si allontanó a piedi perché l’auto era di Annabel,incazzata nera per l’atteggiamento della sua amica. Non era la prima volta che faceva una cosa del genere. E sempre più frequentemente lei rimaneva immobile a guardare. Non le piaceva quell’atteggiamento da troietta eppure, doveva ammettere a se stessa, che da quando l’aveva conosciuta Jess era sempre rimasta affascinata da Annabel. Più che fascino era eccitazione, a dirla tutta.... avrebbe proprio voluto scoparsela. Possibile che lei, sempre attratta dagli uomini, si eccitasse con una donna? Non ci aveva mai provato ovviamente e questo la spingeva sempre di più a domandarsi cosa si provava, quale era il sapore di Annabel. Erano calde le labbra della sua amica, quanto erano umide? umide come le sue in quel momento? Quei pensieri le stavano iniziando a riscaldare le parti intime eppure di sopra era congelata. Essendo notte fonda, tirava molto vento e sotto la maglietta sentiva i suoi capezzoli irrigidirsi. Scostó la giacca e notó che le forme del suo seno erano perfettamente visibili da sotto la maglietta. Aveva tolto il reggiseno al concerto per lanciarlo sul palco in un maldestro tentativo di attirare lo sguardo del cantante, ma questo era posato invece sulle tette di una groupie che si era addirittura alzata la canotta. Il chitarrista il quel momento aveva persino smesso di suonare per toccarsi il pacco dinnanzi la vista di quel seno sballottolante. Era stata una serata eccitante eppure Jess era rimasta da sola. Quasi quasi stava pensando di tornare indietro e confessare finalmente ad Annabel che le avrebbe tanto voluto leccare la figa, quando il suono di un clacson la fece sobbalzare. Jess urló e si giró verso il fascio di luce che la accecava. Poi il furgone le si accostó di fianco e finalmente la ragazza potè vedere il guidatore in volto. Questi era un uomo adulto, probabilmente aveva una trentina d’anni, almeno dieci in più a quelli di Jess. Abbassó il finestrino e subito il suo sguardo si posó sui seni della ragazza. “Ehi ragazzina, che ci fai in giro tutta sola a quest’ora? Sali che ti riaccompagno a casa” Jess sapeva che era pericoloso salire sulla vettura di uno sconosciuto, ma le bastó dare uno sguardo in giro per notare che quella strada vuota e buia era altrettanto pericolosa, così salì a bordo del furgone nero con quell’uomo sconosciuto ma anche affascinante. “Come ti chiami” le chiese lui dopo aver rimesso in moto. “Jessica, puoi chiamarmi Jess.” “Un bel nome” commentó quest’ultimo. -E se invece ti chiamassi troia- pensó tra se e se. Non lo disse ad alta voce ma sapeva che ben presto glielo avrebbe urlato mentre con la cinghia le avrebbe rigato quel bel culetto da ventenne. Si vedeva che era una troietta. Se ne andava in giro da sola con quei capezzoli rigidi che quasi bucavano la maglietta. Le calze a rete le erano stracciati a livello del ginocchio, -per forza- pensó l’uomo, -passerà la maggior parte del suo tempo inginocchiata, ma stasera se ne starà a novanta. “Come mai in giro a quest’ora?” Le chiese, schiarendosi la voce con un colpo di tosse. Quella voce così profonda e il verso che l’uomo fece per schiarirsi la gola ricordarono a Jess il motociclista dietro al pub. D’improvviso le si inumidirono le mutandine. Possibile che fosse attratta anche lei dalla brutalità maschile? “Ero ad un concerto. La mia amica mi ha lasciata a piedi” poi esitó prima di spiegargli il motivo ma alla fine disse...”ha incontrato un motociclista e se l’è scopato dietro al pub, sulla sua moto” poi guardó l’uomo attendendo una sua reazione. Questi subito sentì il cazzo indurirsi nei pantaloni, fortunato il tipo, pensó immaginandosi la puttanella a cavalcioni sulla moto, ma poi vide che la ragazzina al suo fianco stava togliendosi la giacca e si sentì lui quello fortunato. La ragazza aveva osato raccontandogli quella storiella e lui l’aveva presa come un invito. Il problema era che molte ragazze si sentivano di parlare liberamente ma non tutte erano pronte a darla. Ma a lui non importava, quella sera si sarebbe ingroppato quella ragazzina, le avrebbe riempito tutti i buchi a qualunque costo. Ma doveva fare le cose per bene, così inizió a fare il carino per vedere come andava. “Piaciuto il concerto? Che musica ti piace? A proposito mi chiamo Andrea” Passarono un quarto d’ora a parlare di loro stessi, la cosa funzionó perché Jess inizió a sentirsi a suo agio. Lui aveva il cazzo estremamente duro, quasi non ce la faceva più così accostó in un vicolo con la scusa che un suo amico avrebbe dovuto raggiungerlo per consegnargli del materiale. “È piuttosto isolato qui” disse Jess sporgendosi dal finestrino. Quel gesto fece si che la ragazza si giró verso lo sportello dando le spalle ad Andrea. Lui subito ne approfittó per guardarle il culo. -ecco un modo in cui la scoperó- pensó. Jess era leggermente intimidita, ma voleva un contatto quasi quanto lui, così provó a provocarlo nuovamente. “Dovró trovare un modo per ringraziarti” “Io ne conosco uno” sussurró lui avvicinando la sua mano alla chiappa di lei. In un attimo le fu sopra. Jess rabbrividì, di paura e piacere. Il suo volto era ancora mezzo fuori dal finestrino, quando lui con quella mano forte e rugosa le strappó le calze a rete. “Oh” strilló lei. Si sentiva schiacciata tra il corpo du lui e lo sportello. Avrebbe potuto aprire la maniglia e uscire in qualsiasi momento invece spinse il suo sedere ancora più verso di lui per aderirlo al suo cazzo. Nonostante fosse insicura, non riusciva a tirarsi indietro, chissà se se ne sarebbe pentita. “Fai piano” chiese a lui con voce tremante ma quell’atteggiamento da verginella lo eccitava sempre di più, si inumidì il pene appena sulla punta e glielo penetró nel buco del culo senza nemmeno allargarglielo. Jess inizió ad urlare. Gli aveva fatto male più del previsto, più dell’ultima volta, eppure lui afferrandola subito per i seni la eccitó a tal punto che inizió a chiederne di più. “Di più DI PIÙ.... arghhhh” urlava in quel posto buio. La macchina inizió a dondolare e le poche macchine che passarono iniziarono a bussare. Uno addirittura fece marcia indietro per urlarle contro “vai puttana” a mo’ di incitamento. Lui venne dentro di lei prima che lei concludesse il suo orgasmo ma tanto non aveva finito. Nonostante quei modi brutali, andrea sapeva essere anche gentile, la giró mettendosela in braccio accarezzandole la guancia rigata di lacrime. “Ti è piaciuto piccola?” Le chiese, ma non ascoltó la sua risposta perchè era troppo impegnato a sollevarle la maglietta. Il furgone lasciava spazio a molte manovre ma era comunque uno spazio piccolo. Jess, seduta a cavalcioni su Andrea, sfiorava di poco il soffitto. Lui sputó di nuovo sulle sue dita, ma quando gliele posó in mezzo alla fica si accorse che era bagnata tanto. “La mia bambina è eccitata, per forza, il suo paparino ha un cazzo grosso tutto per lei”. Passó a massaggiarle il clitoride per poi ficcarle due dita nel buco, poi passava a massaggiare di nuovo e di tanto in tanto glielo tirava. Adesso che l’aveva scopata giá una volta si concesse un pom di tempo per quelche altro giochetto, anche su di lei. Jess, nel frattempo, non se ne stava con le mani in mano, anzi queste continuavano a massaggiare il pene di lui, di nuovo in erezione. “Sei pronta per il secondo round” le chiede Andrea, “Si” rispose lei con quella vocina stridula. Andrea mise entrambe le sue mani sulle chiappe di lei, sollevandola e facendola ricadere sul suo pene. Poi mise un dico, nell’ano di lei, giá bello che largo e con l’altra mano le accarezzava il seno. Dato che l’altro era libero, e non lo reputava giusto, lo leccó e succhió. Jess, inizió a sobbalzare su di lui, sempre più eccitata, sempre più calma. Cercó di aggrapparsi dove potè, mentre la sua testa continuava a sbattere contro il soffitto del furgone. Pensando a quanto stava scopando con foga, i suo pensieri andarono ad Annabel. Quanto si sentiva orgogliosa, nell’essere più troietta di lei in quel momento. “Oh Annabel” sussurró. Naturalmente il pensiero della focosa amica le aveva fatto salire la voglia ancor di più. Inizió a gridare il suo nome senza nemmeno capire il perché, e così senza senso anche lui, in preda alla passione inizió a chimarla in quel nome. “Annabel” disse luì con l voce spezzata dall’orgasmo, “ vuoi che ti chiami così?” “Annabel, la mia puttana. Annabel la mia troia, zozza Annabel, lurida cagna. Vuoi essere scopata vero, vero” continuava a gridare mentre con sempre più foga spingeva il suo membro nella vagina di lei. “Si siiiii” urlava lei fino a quando non si sentì uno schiaffo sul volto. Poi uno al seno, poi di nuovo al volto e infine lui le ficcó due dita in bocca mentre con i denti le mordeva il capezzolo. Venneró insieme, ognuno sopra l’altro. Fino a quando i loro respiri frenetici iniziarono a calmarsi e rimasero abbracciati per un po’. Andrea era di nuovo seduto al suo posto sul sedile di guida. Fumava una sigaretta mentre pensava a come avrebbe potuto usarla sul sedere di una giovane ragazza. Aveva i pantaloni calati e il pacco ancora in bella vista. Si era sbottonato la camicia per stare un po’ più fresco ma aveva ancora i vestiti addosso. Lei invece era completamente nuda, i suoi vestiti ridotti a stracci. Le erano rimaste le calze a rete stracciate dietro, lungo la linea del sedere ma le mutande non le aveva più. Quel piccolo perizoma che aveva indossato quella sera era stato facilmente stracciato da Andrea e gettato fuori il finestrino dove poco prima Jess aveva urlato di essere una puttana. “Non so cosa mi sia preso stesera, solitamente non sono così” “Lo so” le disse lui fingendo gentilezza perché abituato alle ragazzine che si pentono soltanto dopo. “Tu sei una brava ragazza e si vede. Ma anche le brave ragazze a volte sbagliano. Devono solo pentirsi e pagare un piccolo pegno... poi vedrai che ritorneranno nelle grazie del signore”. Jessica non credeva a Dio, ne alle parole di Andrea, ma aveva capito che quello poteva essere un piccolo gioco sessuale che l’avrebbe fatta ritornare a carponi. “Dimmi Andrea, dimmi come posso redimermi” Pochi minuti più tardi Jess si trovó con il cazzo di Andrea in bocca, che ancora fumava e le accarezzava la testa. Lei leccava lo scroto per tutta la sua lunghezza poi lo metteva in bocca e con la lingua girava attorno alla testina di lui. Dopo questo giochetto, facendo su e giù con la testa si ficcava tutto il cazzo in bocca facendolo arrivare quasi alla gola. Andrea era in estasi. Gli piaceva così tanto quel pompino che nemmeno gli suggeriva cosa fare. Prese la testa di lei e lo allontanó momentaneamente dal suo pene, ma solo per il tempo necessario a sfilarsi la cintura. Poi rispinse la testa di lei in giù, mentre piegó la cinghia. Si ricordó della promessa fatta e inizió a sculacciarla. Ad ogni colpo lei sobbalzava con la testa e ogni sobbalzo non faceva altro che spingere ancora di più il cazzo In fondo alla sua gola. Alle quattro del mattino, Jessica fu lasciata sotto casa sua. Aveva rimesso la gonne e la giacca, lasciando brandelli di vestiti e le sue calze nel furgone di lui. “Ora so dove abiti” disse lui per congedarsi e poi andó via con il furgone. Jess risalì in casa e mentre era in ascensore pensó alle parole di Andrea poco prima di fotterla. Chissá se fosse davveró venuto il suo amico. Magari la serata sarebbe stata ancora più bella. Stanchissima si ritiró nel suo appartamento. Non riusciva a stare dritta e le gambe le tremavano ancora. La gonna le strusciava contro le chiappe rigate dalle cinghiate. Voleva soltanto dormire, ma prima di dirigersi in camera passó davanti quella di Annabel che dormiva nuda senza nemmeno un lenzuolo. Vuoi provocarmi? Le domandó nella notte, e approfittando del sonno dell’amica affondó la lingua nella sua vagina iniziando a succhiare. Lo da da quella casa, Andrea stava facendo ritorno al suo appartamento. Una macchina bussó dietro di lui e guardando dallo specchietto lato passeggero notó che qualcosa penzolava. Un perizoma di pizzo rosa era rimasto appeso su quello specchietto.
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